La Bra di oggi è industriale e agricola, ricca senza ostentazione nel fascino discreto delle sue antiche viuzze e nei rinomati caffè storici, proiettata nel futuro grazie a continui fermenti culturali ed artistici, soprattutto giovanili. La Bra di ieri ha origini remote, attestate da scritti risalenti con certezza all'anno 1120, mentre sono invece molteplici le ipotesi concernenti l'origine del suo nome: potrebbe derivare da "Barderate", antica terra dei Liguri citata da Plinio, oppure dalla lingua celtica, o ancora dal tedesco "Breit" (paese largo, aperto). Nel medioevo è indicata col nome di Brayda, termine diffuso in tutta l'Italia del nord che designa i campi concessi in feudo ai Signori locali, che qui a Bra assunsero proprio questo patronimico, De Brayda, e fecero costruire nel secolo XIII un solido castello turrito e protetto da fossati. Dopo alterne vicende storiche e frequenti passaggi di proprietà, il forte venne attaccato e distrutto dall'esercito francese guidato da Gian Giacomo Trivulzio, nel 1515, ed infine smantellato nel 1552. Si salvò invece il Palazzo Traversa, allora proprietà degli Operti, residenza signorile fortificata. Attualmente è la sede del Museo Archeologico e Storico-Artistico della città di Bra. Nei pressi di Palazzo Traversa si trova il settecentesco Palazzo Garrone, del quale spicca particolarmente l'atrio con il suo scalone, di grande leggerezza ed eleganza vittoriana, che contribuisce a determinare la splendida scenografia di Piazza Caduti per la Libertà. Accanto al palazzo troviamo l'imponente chiesa di Sant'Andrea, edificata nel 1682 su disegno di Guarino Guarini. Camminando sul percorso ricavato al di sopra dell'Ottocentesca ala del mercato si raggiunge il monumento dedicato a San Benedetto Cottolengo, la sua casa natale, segnata da una lapide che conserva testimonianze del Santo. Dalla "Rocca" si dipartono numerose strette vie che scendono verso il centro arrivando in via Vittorio Emanuele, cuore pulsante della vita e del commercio braidese, dove si concentrano le botteghe di fruttivendoli ed ortolani, le più ghiotte gastronomie e salumerie, le famose pasticcerie e i caffè che conservano l'atmosfera del Piemonte del secolo scorso. La perla dell'architettura sacra braidese è senza alcun dubbio la Chiesa di Santa Chiara, monumento del barocco piemontese, costruita dal 1742 al 1748 su progetto di Bernardo Vittone che la volle a forma di quadrifoglio, sorprendentemente ondulata all'esterno e all'interno, decorata con stucchi e culminante in una complessa volta a doppia calotta traforata che favorisce mirabili giochi di luce. L'ultimo saluto Bra ce lo offre dall'alto della collina con la Zizzola, un tempo difesa da un fortino, nelle cui vicinanze sorgeva l'antico castello. Questo piccolo e grazioso edificio a pianta ottogonale è diventato oggi il simbolo di Bra e nella credenza popolare è rimasto come il luogo dove si davano convegno notturno le "masche" della zona.
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