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Barolo

La tradizione vuole che da qui, nell’800, siano partiti circa 300 carri carichi ciascuno di una carrà di vino (una botte lunga e stretta). Meta era la corte torinese dei Savoia, in particolare il re Carlo Alberto, che aveva rimproverato la marchesa di non avergli mai fatto assaggiare il suo vino. Il lungo convoglio intasò via Nizza fino al Palazzo Reale, destando immenso scalpore tra la folla: fu la prima vera efficace pubblicità del vino barolo.
Il castello ha nel tempo subito numerose trasformazioni: da maniero di difesa a residenza nobiliare di campagna; alla morte della marchesa fu scelto come sede dell’Opera Pia Barolo e fu riadattato per contenere un Collegio (inaugurato nel 1857). Nel 1970 fu acquistato dal Comune con una sottoscrizione pubblica. All’interno sono visitabili gli appartamenti con gli arredi dell’epoca della marchesa Colbert, il salone degli stemmi, gli appartamenti e la Biblioteca storica di Silvio Pellico che, reduce dalle prigioni dello Spielberg, prestò qui la sua opera come segretario e bibliotecario per quasi vent’anni.>br /> Ai piani superiori è allestito il museo etnografico-enologico del Barolo, mentre nelle cantine, proprio dove la marchesa Giulia battezzò il primo barolo, ha sede l’Enoteca Regionale del Barolo. È in corso un progetto che intende realizzare un Museo del Vino tra le mura del castello: dalla concezione innovativa e originale, vedrà protagonista non solo il vino barolo inteso come bevanda, ma la sua storia, la sua cultura, il suo essere “testimone materiale di civiltà”, i suoi profumi, i suoi colori, i suoi produttori, il suo incantevole territorio.

Indirizzo pagina: /pagine/barolo.asp - Lingua: Italiano

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